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Un itinerario turistico pedonale nella Città di Potenza, partendo dalla Cattedrale di San Gerardo

Cattedrale di San Gerardo
Turismo a Potenza
Uscendo dalla porta laterale, sotto la protezione del massiccio campanile, che sorge a 823 metri e segna il picco più elevato del profilo urbano potentino, con l’intento di perdersi tra le stradine e i vicoli in forte pendenza risparmiati dalle esigenze cittadine, si parte per rileggere la storia attraverso un percorso non necessariamente legato ad un rigoroso rispetto delle indicazioni della toponomastica cittadina. 

La chiesa affaccia su Largo Duomo, e non su una grande piazza, in posizione strategica sul ciglio nord-orientale del monte, come esigevano i remoti tempi della sua origine. 

Quasi appoggiata all’ala sinistra dell’episcopio, si apre sulle antiche mura un suggestivo androne medievale in pietra, il “portiello” o porta di San Gerardo, un ingresso di servizio in città per i cavalli e gli antichi carriaggi, sul versante settentrionale del centro abitato. 

Varcata la porta, sulla sinistra si intravvedono i pochi resti delle mura della cinta urbana con le due torri che danno il nome all’angolo del borgo, e sul davanti si affronta la ripida discesa, detta “di San Gerardo”, una volta viottolo di campagna, che porta fino ai piedi della città sulla strada che va a Santa Maria. In fondo alla discesa si incrocia via Mazzini, che scende da Portasalza, alla cui destra più in alto all’imbocco della salita San Giovanni, si è lasciata la vetusta ricostruita chiesa dell’Annunziata, ricordata in un’epistola papale nel 1332, nella quale si venera una tela della Beata Vergine opera del pontentino Buonadonna (1824) racchiusa in una preziosa cornice dorata, e rimane punto di incontro dei territori delle parrocchie del centro storico. 

Girando a destra ci si immette su via Cavour, circumvallazione a valle del colle potentino, lasciando, sulla grande curva che avvolge il nudo pendio settentrionale della città, una volta erano visibili i resti abbandonati della vecchia “fornace Ierace”, cava d’argilla e produzione di laterizi, che ha offerto rifugio nelle sue profonde grotte alla popolazione durante le incursioni aeree del 1943. 

Al termine si incontra la chiesa di San Rocco, all’imbocco della via Appia che porta fuori città e giù nella valle del Basento. 

Risalendo sulla destra si percorre via Raffaele Acerenza e si costeggia la Casa di Riposo fondata nel secolo XIX da due laici attenti alle necessità dei poveri. Da piazza Crispi, con una salitella, si arriva alla scuola Media Torraca, intitolata al dantista e studioso di letteratura italiana oriundo di Pietrapertosa, che sorge sui resti dell’antico carcere “di Santa Croce”, maniero dai muri massicci, muto testimone delle sofferenze di persone, non sempre colpevoli, abbattuto subito dopo la seconda guerra mondiale, a seguito della costruzione delle nuove carceri giudiziarie nel rione Betlemme. Percorrendo via Manhes, si esce su via Beato Bonaventura, il noto santo potentino francescano conventuale, nato nei pressi del duomo dove è stato battezzato.

La cappella, eretta nella casa natale dopo la sua beatificazione, custodisce alcune reliquie del Beato e si fregia del portale in pietra e dell’altare marmoreo dell’antica chiesa del monastero di San Luca, sede di monache benedettine e poi di clarisse fino alla soppressione delle corporazioni religiose attuate dal governo unitario, sostengono oggi la caserma dei carabinieri che ha conservato, come tracce dell’antico impianto monastico, il cortile interno con porticato che vi corre intorno e il pozzo delle monache. 

Dirigendosi verso oriente sulla via Beato Bonaventura, s’incontra l’ultimo resto dell’orgoglio cittadino, la torre longobardo-normanna sul ciglio orientale del colle, decapitata ed ormai solitaria sullo spiazzo dove sorgeva il castello dei conti Guevara, da essi donato nel ‘600 ai frati cappuccini per allestire un ricovero per gli ammalati, prima sede dell’Ospedale Civile San Carlo, poi del comando militare durante l’ultima guerra, in seguito concentramento di sfollati e senzatetto dopo la guerra, e oggi edificio scolastico. Si è al punto terminale della storica “via Pretoria”, che arriva a Portasalza, subentrata alla “via delle chiese”, immettendosi sulla quale si incontra sulla sinistra il palazzetto Bonifacio, probabilmente del secolo XVII, costruito a ridosso delle antiche mura della città, al quale danno un aspetto di fortezza le piccole feritoie che si aprono ai lati dei balconcini interni al cortile. 

La passeggiata può continuare, ritornando ancora per via Beato Bonaventura, verso la via Meridionale che termina in piazza XVIII Agosto, la data che ha segnato l’inizio dell’insurrezione lucana del 1860, che ha portato poi all’unità d’Italia. Lungo la via Meridionale, seguendo la massiccia parete della costruzione in pietra, “il muraglione”, si ripercorre il tracciato delle antiche mura dotate di torri di difesa fatte decapitare da Roberto d’Angiò per punire la città ribelle. La strada costruita nell’800 vede in alto il tempietto votivo, eretto in onore del patrono San Gerardo, all’indomani dei moti risorgimentali, opera di Michele Busciolano, arricchito di alcuni reperti dell’antica città e di epigrafi che ricordano particolari eventi storici, che guarda verso la parte interna del centro abitato da proteggere da nuove eventuali lotte intestine, mentre alle sue spalle si apre il suggestivo scenario della valle del Basento, in gran parte impedito al godimento dei cittadini dalla selva dei grandi palazzi. 

E’ conveniente risalire fin sotto il muraglione, o percorrere la gradinata ed il vicolo fratelli Assisi, che consente di riaffacciarsi sulla via Pretoria e di proseguire, partendo dalla via Caserma Lucana, il percorso verso Porta San Giovanni e la sua ripida discesa. L’attuale via Caserma Lucana era anticamente il “vicolo Spirito Santo”, sul quale si apriva una chiesetta ricordata nella relazione pastorale del vescovo Carrafa nel 1571; e i resti di antichi arconi in pietra, ritrovati recentemente nel locale della tipografia Cappiello, potrebbero attribuirsi alla cinquecentesca chiesa della Spirito Santo, che era anche sede di una confraternita laicale. Uscendo dal vicoletto Caserma Lucana, che incrocia via Pretoria, si esce a piazza Matteotti, la nota piazza del Sedile, in quanto antica sede del parlamento cittadino, da dove, attraverso un grande arco di stile durazzesco, si accedeva nell’arrengo, che ha registrato assemblee del popolo e avvenimenti tristi e gloriosi della storia cittadina. 

Testimonianze scritte e l’antica toponomastica attestano l’esistenza, nelle vicinanze del municipio, di una chiesa detta di San Nicola, nella quale si custodiva una venerata effige di San Gerardo, e dove, nel 1571, tenevano bottega i fratelli pittori Antonio e Costantino Stabile, diffidati dal vescovo in visita dal continuare ad occupare un luogo sacro per usi profani. 

Nell’800 la chiesa è stata sede dell’Arcidonfraternita del Gonfalone di San Nicola, e poi, sconsacrata, ha ospitato il teatro comunale, fino al trasferimento nell’odierno teatro “F.Stabile” in piazza Mario Pagano. All’angolo dell’edificio che si affaccia su piazza Matteotti, una stele incastonata, una cariatide su colonna, di ignota provenienza, incuriosisce il visitatore che cerca di svelare il mistero che la circonda. 

A questo punto, prima di incamminarsi per il rientro, conviene perdersi per le stradine e i vicoletti che tagliano a pettine la via Pretoria. Molti portano il nome di illustri potentini e di patrioti, quali Rendina l’arcidiacono storico della città, Maffei sacerdota patriota e sindaco, Riviello canonico e storico, Oronzio Albanese sacerdote di Tolve giustiziato il 30 dicembre 1799, Serrao vesvoco e vittima del 1799, Addone famiglia coinvolta nelle vicende del 1799, Pignatari giurista e uomo politico, Ciccotti senatore dell’Italia unita, Biscotti famiglia borghese e possidente, Corrado patriota del 1799, e infine il Beato Bonaventura nel vicolo omonimo, dove nel secolo scorso sono nati i fratelli Antonio e Michele Busciolano pittori e scultori. Vi si possono scorgere lapidi commemorative, ammirare portali e stemmi di antichi palazzi che oggi portano il nome di nuovi proprietari, ma che parlano degli antichi abitatori e della loro storia. 

La storia rivissuta nei momenti più salienti accompagna il visitatore nell’intraprendere la salita della strada intitolata al Serrao, che sfocia davanti al grande palazzo Loffredo, voluto dal conte Carlo nel 1602, simbolo del potere civile, come ricorda il Riviello, che guarda e controlla dall’alto la cattedrale e il palazzo vescovile, sede del potere religioso. Realtà così vicine, ma tanto distanti, offrono spunti di riflessione all’attento visitatore. La famiglia loffredo vede la fine del suo potere all’alba dell’eversione della feudalità nel 1806, la famiglia Addone, in parte artefice dei fatti del 1799, lascia il suo nome alla via che dalla sacrestia della cattedrale scende a via Pretoria, la cattedrale restaurata radicalmente del Serrao nel 1789, ricostruita dopo il terremoto del 1857,ancora riparata dopo i bombardamenti del 1943 e il terremoto del 1943 e il terremoto del 1980, resta ancora lì nella sua secolare e ininterrotta missione di guida della comunità potentina. 

La passeggiata nel circuito della parrocchia della cattedrale, che termina in Largo Duomo dov’era iniziata, ha consentito di rivivere, anche se solo in parte, il fascino degli antichi vicoli e stradine, e lascia un nostalgico rimpianto per la scomparsa delle casette dei popolosi rioni che circondavano la cattedrale, e che significavano “cultura civile e cristiana del vicinato”, distrutte dalle bombe del 1943 e non più ricostruite per le mutate esigenze di una città capoluogo di regione.

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