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La festa dei dodici martiri (I pip’li di Potenza)


In un giorno lontano giunsero a Potenza dalle terre d’Africa dodici fratelli figli di San Bonifacio e di Santa Tecla, trascinati a Roma dal proconsole Valeriano per esservi trucidati. Non ebbero il tempo di completare il loro doloroso pellegrinaggio.

Minacciati, derisi, dai loro persecutori, furono condotti al supplizio, alcuni a Potenza, altri a Venosa. 

Andarono a morte cantando i loro inni, mentre negli occhi loro luceva la divina gioia gioia del martirio per quella fede cui, senza esitazione e senza rimpianto, sacrificavano la vita.

Una donna era presso il luogo del martirio a lavare biancheria nelle acque del Basento.

Quando i carnefici si furono allontanati portando i corpi dilaniati dei Martiri, essa volle prendere qualche loro reliquia; raccolse dei fiori inzuppati del loro sangue e se li portò a casa e li conservò in una pezzuola di candido lino.

Se ne era dimenticata ma, dopo parecchi anni, frugando per sue cose, trovò i fiori, ancora verdi, come se fossero stati colti allora.

Stupita, portò ad un sacerdote i fiori, perché li conservasse in chiesa. Il ministro di Dio li conservò e d’allora, ogni anno, il primo di settembre, in occasione appunto della festa dei Dodici Martiri, si mostravano al popolo i fiori, detti pip’li.

Dei Dodici Martiti faceva parte S. Oronzio, il primo protettore di Potenza.

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