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Gerardo Vescovo un esempio attuale ?

Dimenticato dalla terra d’origine ma non dai suoi cattolici. Un recupero devozionale da percorrere, lottò contro sacerdoti concubinarii e dediti al lucro ed alla simonia (il commercio di cariche ecclesiastiche)

Il medioevo piacentino, quello più prossimo all’epoca del Concilio di Piacenza delle crociate, svela un illustre concittadino ricordato come “literis ad plene imbutus” (maestro versato nelle lettere), “ex illustri genti de Porta” (della Nobil Famiglia dei Porta) e come gli storici Ughelli e Campi scrivono: “Gerardus placentinus, illustri loco natus”

San Gerardo Vescovo piacentino, Patrono di Potenza da ben 891 anni stando al suo dies natalis datato 30 ottobre 1119, Santo appunto originario di Piacenza nella cui città rimangono segni della Famiglia di discendenza e le sue ramificazioni. La Casata dei Della Porta la ritroviamo a Piacenza investita della carica di Console cittadino.

Per otto anni resse la Chiesa potentina fino al giorno della sua morte il 30 ottobre 1119, molti i miracoli succedutesi anche dopo la sua morte.

Il 30 maggio si celebra a Potenza la Festa della Traslazione delle Reliquie alla Cattedrale avvenuta nel 1250, in questa occasione si svolge la famosa manifestazione civico-sacra di San Gerardo e i Turchi. La processione, che si tiene la sera del 29, consiste in una nave, con un drappello di cavalieri vestiti alla turca, segue il Carro medioevale di S. Gerardo e in carrozza siede il Gran Turco con valletti seguito da alabardieri cristiani e si ricorda con questo solenne evento la vittoria sui Turchi per intercessione del Santo.

Rievocando ritualmente un momento difficile della storia della città, la “Cavalcata” ne ribadisce il legame vitale con il patrono e tale messa in scena del proprio affidamento, del proprio voto patronale - nel senso più originario e proprio del termine “devotio”, che vuol dire letteralmente votarsi a una potenza superiore - sembra chiedere al Santo di continuare a proteggerla.

San Gerardo giunse in Lucania all’inizio del 1100, molto probabilmente per prendere parte all’organizzazione della crociata indetta da papa Urbano II, che di lì a poco avrebbe preso il largo dal porto di Brindisi. Ma il giovane sacerdote, per ragioni misteriose, rinunciò a quell’impresa e si stabilì a Potenza dove con molto zelo iniziò a fare apostolato specie tra la gioventù. Era di temperamento mite, contemplativo, incline alla preghiera, alla meditazione, agli studi e ben presto cominciò a godere dell’ammirazione di molti. 

Quando nel 1111 morì il vescovo della città, Gerardo venne acclamato dal popolo quale suo successore e rimase in carica come vescovo di Potenza per circa otto anni, fino alla sua morte, avvenuta il 30 ottobre 1119. La sua “Vita” composta da Manfredi, suo biografo e successore nella cattedra episcopale racconta di numerosi prodigi compiuti dal santo, tra i quali la trasformazione dell’acqua in vino …

Ma fu soprattutto dopo la morte che il leggendario del santo si infittì con una retta prevalenza degli aspetti taumaturgici dell’ “Imitatio Christi” rispetto a quelli edificati. La guarigione dei malati, la restituzione della vista ai ciechi e della salute ai paralitici, sono solo alcuni tra i miracoli compiuti da Gerardo.

La fama di taumaturgo gli valse alla morte un’acclamazione popolare per il riconoscimento della sua santità che il papa Calisto II proclamò immediatamente con la canonizzazione “viva voce” cioè senza documentazione scritta.

Le fonti storiche attestano che il culto gerardiniano fu particolarmente vivo in Italia durante il Duecento. Le notizie sulla vita del santo però terminano qui, anche se la città di Potenza rievoca ogni anno una vicenda storico-leggendaria che lo avrebbe visto protagonista della miracolosa cacciata dei temutissimi saraceni.

di Don Pierluigi Vignola

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